Bushmills Distillery, tra i segreti del whiskey

di
L'interno dell'edificio della Bushmills Distillery © Andrea Lessona

L'interno dell'edificio della Bushmills Distillery © Andrea Lessona

Il profumo di whiskey è nell’aria, umida di pioggia. Lo respirò già dal parcheggio, a pochi metri dalla Bushmills Distillery. Lì dentro sono racchiusi i segreti e la storia di questa bevanda che anche qui, in Irlanda del Nord, scrivono con la “e” di Erin, come nel resto dell’Isola.

L’edificio si trova proprio verso l’estremità del villaggio omonimo che lo ospita nella contea di Antrim. Per arrivarci, dopo aver lasciato la Giant’s Causeway, ho seguito le indicazioni sulla Causeway Coastal Route, e mi sono fermato dal benzinaio per abbeverare la mia macchina a nolo e chiedere informazioni.

Nella hall della Distilleria, l’odore della Uisce Beatha, traduzione gaelica dell’acqua della vita, è ancora più intenso. Grandi barili sembrano cadere dalle alte pareti su un tavolo fatto di botti come le sedie intagliate.

Poi, improvvisa, si apre la “porta dei desideri”: quella che porta nei meandri della produzione. Steve, la guida del centro, mi accompagna insieme a un gruppo di altri visitatori. Mentre spengiamo cellulari e macchine fotografiche, ci racconta che già nel XIII secolo il whiskey veniva prodotto nella zona e le tracce storiche della distillazione risalgono al 1490.

A concedere la prima licenza ufficiale al mondo fu re Giacomo I nel 1608. Nel 1784 la Bushmills divenne una compagnia registrata. Nel luglio del 2005 fu acquistata dalla Diageo, la più grande multinazionale del settore, per 200 milioni di Sterline.

Ogni anno, proprio qui dove cammino io, passano oltre 110 mila turisti. Tutti desiderosi di capire come nasce questa bevanda. La prima fase è la scelta degli ingredienti: acqua di sorgente, lievito e malto che viene fatto germinare ed essiccare in forni chiusi senza fuoco di torba. In questo modo il whiskey non ha il gusto affumicato del suo “parente” scozzese.

Dopo il maltaggio si ottiene il grist, una farina mescolata con liquido caldo nel mash tun, il tino della mescolatura. Ne nasce il wort, mosto di malto, per essere pompato nei washback, recipienti enormi per la fermentazione.

Si aggiunge poi il lievito che trasforma la soluzione in alcol. Il nuovo liquido, detto wash ha una gradazione dell’otto per cento, e viene pompato dove si distilla tre volte nei pot still, grandi alambicchi di rame.

E’ il segreto della Uisce Beatha di Bushmills: la terza distillazione che gli conferisce un gusto più puro e delicato rispetto a quello delle Highlands. L’operazione serve a separare l’alcol dall’acqua.

Quando lo stillman, l’uomo degli alambicchi, è contento del risultato ottenuto, devia il passaggio del liquido per consentire che solo il meglio sia trasferito negli spirit receiver, i tini di raccolta.

Giunto qui, il distillato viene ridotto di gradi con l’aggiunta di acqua di sorgente e poi trasferito in barili di quercia per riposare in magazzini bui e ricchi di aromi. Per diventare whiskey. Rigorosamente Single Malt.

Solo il mastro distillatore deciderà poi, tenendo sempre sotto controllo il gusto, il momento di miscelare le differenti qualità del prodotto. Mescolate per un certo periodo in un grande tino, saranno poi pronte per essere imbottigliate, vendute e, soprattutto, bevute.

Terminato il giro e le spiegazioni, arrivo nella sala della degustazione. Seduto con Steve al tavolo mi trovo davanti tre bicchieri di whiskey. Ognuno è di un’annata diversa. “Dipende dal colore, vede?”, mi dice mentre li annusiamo.

Poi alziamo il primo, sorridiamo e lo assaggiamo. Cheers!

I commenti all'articolo "Bushmills Distillery, tra i segreti del whiskey"

Scrivi il tuo commento tramite

Loading Facebook Comments ...
Loading Disqus Comments ...