Carrick a Rede, sul ponte di corda

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Carrick-a-Rede, Irlanda del Nord © Chris Hill

Carrick-a-Rede, Irlanda del Nord © Chris Hill

Il vento dell’Atlantico ulula e fa oscillare il ponte. Aggrappato stretto alle sue corde, mi sento attraversare da un brivido mentre lo attraverso. A metà di Carrick a Rede, le gambe si fanno pesanti, e si fermano. Lo sguardo cade tra le fessure degli assi e muore laggiù, tra le rocce sferzate dal mare in burrasca e dalla pioggia forte dell’Irlanda del Nord.

Trenta metri di precipizio che risalgo col pensiero per tornare in me, vincere le vertigini e l’ultimo tratto verso Carrick Island. La piccola isola a venti metri dalla costa è lì davanti: così vicina, ma così lontana.

Una nuova folata e la forza volata via torna in me: le gambe si muovono lente, un passo misurato dopo l’altro, le mani rosso sangue per la stretta strisciata sulle corde, e arrivo di là. Prendo fiato nel vento, respirando un sospiro di sollievo, e guardo altre persone camminare sorridenti sulla campata che per me è stata una traversata.

Anche loro sono passati dal cottage in legno della biglietteria, all’ingresso del sentiero ritagliato lungo la costa: un miglio di scenari di mare aperto, contrapposto alle rughe dei faraglioni alzati dalle acque per distendersi verdi nei prati brucati dalle mucche. Poi sono arrivati davanti alla cancellata in ferro, dove un addetto della National Trust vigila sulle scale scivolose che portano al ponte.

Oggi, la Roccia nella strada, significato letterale di Carrick a Rede, è una delle maggiori attrattive turistiche della contea di Antrim. Solo nel 2007, oltre 230 mila visitatori sono giunti qui.

Per oltre 350 anni, assi intrecciati di corda ruvida sono stati l’unica via dei pescatori per unire la terra ferma a questo lembo, e tendere in mare le loro reti: la zona era ricca di salmoni soprattutto da giugno a settembre.

Ormai anche i pesci hanno lasciato l’area preferendo nuove rotte: e così la pesca, insieme ai ruderi di un vecchio edificio, che vedo declinare dal profilo scosceso dell’isoletta, sono stati abbandonati.

Su questo pezzo di roccia sicuro, posso finalmente godermi l’orizzonte basso, da dove nei giorni colorati dal sole si può vedere Rathlin Island e la Scozia. Ora il cielo è livido, e la pioggia cade fremente.

Si mischia alle onde che, furenti, sbattono contro le larghe grotte scavate nei millenni dal mare. Un tempo non lontano venivano usate dai pescatori come rifugio durante le tempeste e dai maestri costruttori per realizzare barche.

Oggi sono invase da milioni di spruzzi bianchi che nel loro infrangersi svelano alghe di un verde acceso e il colore imperituro delle rocce. Nell’aria umida respiro il profumo intenso di questo divenire continuo.

Poi mi alzo dall’unica panchina in legno sull’isoletta. Dopo aver guardato Carrick-a-Rede oscillare nel vento, mi faccio coraggio. E attraverso il cielo.

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