Forte Navan, Irlanda del Nord mitologica

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La collina di Fort Navan, Irlanda del Nord © Andrea Lessona

La collina di Fort Navan, Irlanda del Nord © Andrea Lessona

Sulla collina di Forte Navan, semi d’orzo gettati alle mie spalle sono desiderio esaudito dal vento dell’Ulster. È così che facevano gli abitanti della zona nel 65 d. C. per propiziarsi gli dei. È così che ho fatto io alla fine della mia visita in questo luogo: ieri dimora di una divinità celtica e dei re della regione, oggi il sito archeologico più importante dell’Irlanda del Nord.

I resti della struttura si trovano a circa tre chilometri da Armagh: la capitale dell’omonima contea famosa per le due cattedrali, una protestante, l’altra cattolica, dedicate entrambe a San Patrizio. È da lì che sono partito stamani per arrivare qui, e scoprire la mitologia irlandese di questo posto.

Entrato nel centro, costruito da pochi anni proprio a ridosso di Forte Navan, ho camminato le stanze multimediali che lo compongono: passo dopo passo su una soffice moquette, ho attraversato il tempo e lo spazio racchiusi nell’edificio che racconta la storia dell’antico complesso.

Conosciuto in origine come Emain Macha, che significa “i gemelli di Macha”, prese il nome dalla dea che lo fondò tra il VII e il V secolo a.C. Nei secoli il sito divenne la capitale degli Ulaid, il popolo da cui originò l’Ulster. Qui dove ora mi trovo io, i famosi cavalieri Red Branch e i re della zona governarono per secoli sino all’avvento del Cristianesimo.

Le loro gesta rivivono tra mito e leggenda nel Ciclo dell’Ulster – l’opera in versi poetici e prosa che ne racconta la storia: si tratta di uno dei più importanti cicli epici della tradizione irlandese insieme a quello mitologico, feniano e storico. E vederne traccia a Forte Navan è emozione senza tempo.

Come quello trascorso dentro al centro: da cui sono uscito dopo ore sembrate secondi per entrare nel vecchio recinto principale dell’antico complesso. Il suo diametro di 240 metri ospita una struttura circolare minore con una tomba risalente all’Età del Ferro. Vicino alla zona è stato realizzato un accampamento in foggia antica per i turisti.

Lì si può accedere al recinto dove il fuoco scalda le pietanze. Il loro profumo entra nella capanna e impregna le pelli di daino che sono riparo e pavimento di notte fredde e lontane. Dentro, nel tepore della lana grezza, i cantastorie di oggi raccontano le gesta del Forte Navan di ieri, di Cu Chulainn, di Re Conor McNessa, della Regina Mebh e di Deirdre.

Le ho ascoltate col cuore in gola come se a parlare fossero loro, lì davanti a me. Almeno sino a quando il vento dell’Ulster non si è insinuato tra noi, e mi ha chiamato fuori. Seguendo il percorso disegnato, sono arrivato sulla collina dove al centro mi avevano consigliato di andare come facevano i vecchi irlandesi durante Lughnasa.

La festa della Fertilità veniva celebrata in estate alla fine del raccolto in onore del dio del sole Lugh per ricordarne la madre, morta esausta dopo aver tagliato le foreste da destinare all’agricoltura. Il gesto di buttare i semi alle proprie spalle era simbolo della continuazione della vita, e invocazione agli dei del cibo per avere la loro protezione.

Ecco perché, arrivato sulla collina di Fort Navan, ho raccolto tutto il mio essere in un desiderio e ho gettato dietro me i semi d’orzo nel vento dell’Ulster: certo che Lui l’avesse già esaudito.

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