Sulle mura di Derry

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Sulle mura di Derry © Northern Ireland Tourist Board

Sulle mura di Derry © Northern Ireland Tourist Board

Mura a losanga dominano l’orizzonte di Derry. Dal quartiere cattolico-nazionalista del Bogside, le vedo alzarsi nel cielo grigio. Sono lì a presidiare e a dividere la seconda città più grande dell’Irlanda del Nord.

Costeggio per un po’ la cinta muraria sino a quando incontro alcune scale intorno al perimetro fortificato e salgo sui bastioni: sono alti circa otto metri e spessi nove. Si disegnano impenetrabili per un chilometro e mezzo intorno al centro.

Le mura sono il simbolo di Derry: furono costruite tra il 1614 e il 1619 dalle ricche corporazioni londinesi insediate qui per volere di Giacomo I, dopo che la città venne rasa al suolo nel 1608.

Ma fu durante l’assedio del 1688 che questa cinta divenne fondamentale: i cittadini protestanti, sostenitori di Guglielmo d’Orange, resistettero per 105 giorni agli attacchi portati dalle truppe cattoliche che invece volevano sul trono della Gran Bretagna Giacomo II.

Secondo gli storici, un quarto dei trenta mila abitanti di allora perse la vita prima che una nave appoggio forzasse il blocco sul fiume Foyle, vicino a dove sorge Derry. Il nome, che significa il luogo delle querce, fu poi cambiato in Londonderry dai vincitori.

E anche questo, nei secoli, è diventato motivo di scontro tra le due comunità della città, soprannominata Maiden City, “Città Vergine”, proprio perché i suoi bastioni non sono mai stati violati.

Supero la Butcher’Gate, la porta che durante il periodo dei Troubles veniva usata come posto di controllo per selezionare l’accesso al centro, e salgo sulle mura. Le cammino contro il vento fino al Magazine Gate, eredità del magazzino per la polvere da sparo.

Da qui vedo l’O’Doherty’s Tower, realizzata sulla foggia di un castello del XV secolo, che sorgeva nelle vicinanze, dove è ospitata la Tower Museum: cassaforte delle gesta storiche della città. Poco più in là, oltre le mura, il profilo rosso arenaria della Guildhall ospita il consiglio comunale.

Proseguo sui bastioni e incontro la Shipquay Gate, costruita nel 1805 per collegare la zona del mercato al porto. In quegli anni il Foyle toccava le mura nordorientali di Derry. Dopo aver superato il Milleniun Forum, usato per rappresentazioni teatrali e concerti, salgo in cima alla collina e vedo la Ferryquay Gate.

Fu qui che, sbarrandola, i protestanti diedero inizio all’assedio del 1689. Per farlo, usarono il ponte levatoio e un grande lucchetto: insieme alla chiave, si trova nella St Columb’s Cathedral, l’edificio più antico della città. Nel portico c’è la pietra a ricordo del completamento dei lavori del 1633.

Mentre cammino sul Church Wall, guardo al di là delle mura la zona residenziale del Fountain: l’ultima enclave unionista di quest’area che oltre a esporre la bandiera britannica ovunque, ha anche dipinto di bianco, rosso e blu i marciapiedi.

Dopo il bastione della chiesa, su cui si trova uno dei tanti cannoni puntati contro il cielo, arrivo alla Bishop Gate, ricostruita nel 1789 in occasione del centesimo anniversario dell’assedio. Più in là, la cinta muraria forma l’angolo su cui sorge il Double Bastion che prosegue verso la Grand Parade. Sotto c’è il Bogside.

Continuo sul Royal Bastion dove ogni anno gli unionisti marciano in ricordo della vittoria. Passo dopo passo vedo avvicinarsi la Chapel of St Augustine, una cappella della chiesa d’Irlanda del 1872, costruita nel punto in cui fu innalzato il monastero di San Columba.

Oltre, i miei occhi lacrimanti per il vento sbattono contro l’imponenza della First Derry Presbyterian Church, un vero e proprio tempio corinzio. Invece di uscire dalle mura, giusto dove sono entrato, imbocco Butcher’s Street e arrivo al Diamond, la piazza principale di Derry, al centro dei bastioni.

Qui il monumento ai caduti della guerra ricorda tutti: cattolici e protestanti.

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