Titanic Belfast, storia di un mito

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Titanic Belfast, Irlanda del Nord © Andrea Lessona

Titanic Belfast, Irlanda del Nord © Andrea Lessona

Rosa di venti dai petali acciaio, il Titanic Belfast si riflette infinito nello specchio delle sue quattro prue. Mentre cammino lungo il fiume Lagan, vedo questa struttura dalla forma unica brillare nel cielo grigio della capitale nord-irlandese, nuovo mirabolante museo interattivo per rilanciare una città e celebrare un mito.

Quello del transatlantico più famoso al mondo che proprio qui, nei cantieri della Harland & Wolff, fu costruito per rendere più vicino il vecchio mondo con il nuovo, solcando l’Atlantico – gola profonda che lo inghiottì tutto il 14 aprile del 1912 insieme a 1517 passeggeri.

È ancora laggiù, il gioiello della compagnia White Star Line, nell’abisso scuro di acque eterne dove riposa con una strana posa – tanto da renderne impossibile il recupero per rispetto di una tragedia e per milioni di soldi da spendere senza ritorno. Come il suo primo e ultimo viaggio.

Quello che ho di fronte, invece, è il Titanic Belfast: struttura impressionante costata 108 milioni di euro. Riassunto di oggetti e storie ridate dall’oceano per essere raccontate in questo edificio dalla forma di quattro prue di navi o di rosa dei venti. E celebrare il centenario di una tragedia originata da un iceberg nomade che squarciò la nave, e fece affondare un sogno mentre la musica continuava a suonare.

Nove gallerie per rivivere atmosfere e sensazioni antiche, vedere i colori di ieri sfumati da una penombra surreale, immaginare. Ripercorrere la sua storia dalla costruzione al varo sino al naufragio. Camminare la grande scalinata centrale ricostruita a grandezza naturale. E sentirsi passeggero di un viaggio senza tempo.

È sensazioni di molti, soprattutto di chi, entrato nel Titanic Belfast, visita le cabine di prima e seconda classe – sogno sognato di una vita senza più vite. Poi scende la sala motori, rombo soffocato dall’acqua gelida dell’Atlantico.

E, come me, non riesce a capire bene perché i manichini continuino a sorridere di un riso dipinto, mentre grazie ad apposite telecamere guardano le proiezioni del relitto in fondo al mare, e senza ascoltare sentono le testimonianze audio di chi sopravvisse.

Dopo ore passate dentro l’irrealtà ricostruita del museo, si può pranzare al quinto e al sesto piano nella Titanic Suite: molti degli arredi del ristorante ricordano quelli della nave originale ma sono finti.

La gente continua a entrare nell’edificio, e io esco. Mentre le prue specchio del Titanic Belfast lo riflettono infinito, seguo i venti della sua rosa dai petali acciaio: e cammino contro il grigio del cielo verso i vecchi cantieri della capitale nord-irlandese. Laddove il mito nacque per tornare cent’anni dopo.

Per approfondire:
Wikipedia

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